Studio Dentistico Michele D'Amelio

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Come funziona la cura canalare?

Scopriamo come funziona la cura canalare, quando è necessario farla e qual è il procedimento per eseguirla.

Detta anche terapia endodontica, viene effettuata durante la devitalizzazione di un dente o il ritrattamento dei canali e consiste nella rimozione completa della polpa dentaria. Quest’ultima è la porzione molle più interna del dente, comprensiva di nervo, vasi sanguigni e odontoblasti, le cellule destinate alla produzione di dentina.

Oltre all’asportazione della polpa (ovvero del nervo), la terapia ha l’obiettivo di ottenere una perfetta detersione e disinfezione dei canali radicolari. Il numero di quest’ultimi, cambia in funzione del dente trattato e va da uno, per quanto riguarda incisivi, canini e alcuni premolari (monoradicolati), a tre o più nel caso dei molari e dei denti del giudizio (pluriradicolati).

Lo studio di morfologia e lunghezza dei canali, fa parte dell’endodonzia, la branca odontoiatrica destinata a trattare e risolvere le varie patologie della polpa dentale. Salvare un dente compromesso da carie o infezione della polpa, è la missione dell’endodontista, il medico specializzato che si occupa di questa materia.

Devitalizzare un dente significa evitare o rimandare, spesso di parecchi anni, la sua estrazione: ecco perché è importante che l’intera procedura venga eseguita a regola d’arte.

Quando fare la cura canalare?

Quando si rende necessaria la cura canalare? Solitamente, la terapia endodontica serve in  caso di denti fortemente compromessi, che non sono curabili attraverso la semplice rimozione della carie e relativa otturazione. In particolare, si decide di devitalizzare un dente quando:

  • È presente una carie profonda non trattata in tempo, ormai arrivata a interessare il nervo.
  • Viene diagnosticata una pulpite, ovvero un’infiammazione non reversibile del tessuto pulpare, con conseguente contaminazione batterica.
  • Il nervo è in necrosi, ovvero ha raggiunto la fase terminale della pulpite. Una necrosi dentale dà luogo ad accumuli di materiale infetto e talvolta pus, che possono arrivare a interessare l’estremità delle radici (apice).
  • La polpa in necrosi ha dato luogo a un ascesso dentale, con evidente gonfiore della guancia o della gengiva.
  • Si è formato un granuloma, ovvero una lesione di natura infettiva situata all’estremità delle radici, in prossimità dell’apice.
  • Si evidenzia una frattura profonda, associata all’esposizione della polpa, che richiede la devitalizzazione e successiva ricostruzione dell’elemento dentario interessato.

In presenza di una o più delle suddette condizioni, si deve necessariamente procedere all’asportazione del nervo e del tessuto pulpare, al fine di far passare il dolore ed eliminare infezione e infiammazione.

I principali sintomi che riconducono a una possibile devitalizzazione sono:

  • Dolore intenso e acuto, che aumenta stando sdraiati.
  • Accentuata sensibilità termica al freddo, ma soprattutto al caldo.
  • Dolore durante la masticazione o alla semplice pressione con le dita.
  • Cambiamento di colore della corona dentale, la quale, in presenza di una necrosi pulpare, tende con il passare del tempo a scurirsi.
  • Gonfiore più o meno accentuato nella zona interessata.

Devitalizzazione dente: come funziona

Come funziona la devitalizzazione del dente? Come abbiamo già accennato, la cura canalare si rende necessaria anche in caso di denti necrotici, al fine di asportare il nervo, ormai non più vitale, dai canali radicolari.

In queste condizioni, o quando si deve rifare una devitalizzazione (ritrattamento), molte volte si sceglie di lavorare senza anestesia, poiché il nervo (ormai morto), non ha quasi mai sintomatologia dolorosa.

Se invece il dente è vitale, si procede in questo modo:

  • Per prima cosa, viene effettuata anestesia locale, così che l’intero trattamento sia completamente indolore.
  • Mediante l’uso di una turbina (strumento meglio conosciuto come trapano odontoiatrico), si crea una cavità al centro del dente, arrivando a scoprire la camera pulpare.
  • Con apposite frese rotanti, si cerca l’accesso ai canali, i quali vengono aperti a sufficienza per poter essere lavorati.
  • A questo punto, servendosi di sottili lime circolari, viene asportato tutto il materiale pulpare (alesatura) e si procede alla disinfezione e alla sagomatura dei canali, utilizzando strumenti meccanici.
  • L’ultima fase della terapia consiste nel riempimento dei canali trattati, attraverso l’impiego di materiale termoplastico biocompatibile (Guttaperca), il quale rimarrà in modo permanente all’interno delle radici.

Dopo aver sigillato alla perfezione, viene applicata un’otturazione provvisoria, in attesa di procedere, nel corso della seduta successiva, alla ricostruzione definitiva del dente. Per qualche ora, è bene non masticare dalla parte interessata, al fine di evitare che il cemento provvisorio salti via.

In seguito alla seduta di endodonzia, il paziente potrebbe avvertire fastidio, del tutto normale e solitamente piuttosto leggero, dovuto al lavoro del dentista. L’eventuale dolore, può essere tenuto facilmente sotto controllo, mediante l’impiego di antinfiammatori e antidolorifici assunti per via orale.

Se devi sottoporti a un trattamento endodontico e vuoi sapere di più su come funziona la cura canalare, rivolgiti con fiducia al nostro studio dentistico di Mestre, il dottor Michele D’amelio e il suo staff risolveranno il tuo problema!

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